La Missione è quella di creare un'associazione tra la Comunicazione e la Cultura. Spesso questi due ambiti non si incontrano (il comunicatore non fa vera cultura e l'accademico non sa comunicare in modo efficace). Noi vorremmo far incrociare i due binari per portarli a formarne uno unico.

Vorremmo stimolare l'aspetto critico del fruitore, per comunicare cultura e per acculturare la comunicazione.

Questo Blog vuol essere un punto di riferimento per articoli d'informazione giornalistica-scientifico-culturale-economica.

Qui potrete trovare ogni tipo d'informazione e saremo lieti di stimolare un sano e doveroso dibattito per ogni singolo articolo, con il fine d'incrociare nel massimo rispetto di pareri ed opinioni diversi tra loro, per giungere così ad una proposta d'incontro tra i molteplici aspetti di una società multiculturale
Visualizzazione post con etichetta medicina. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta medicina. Mostra tutti i post

sabato 21 gennaio 2012

Cancro al seno, se la donna è giovane la qualità della vita si abbassa

da: Vita di Donna


Il tasso di sopravvivenza per chi contrae i carcinoma mammario è in aumento, ciononostante tra le pazienti più giovani, rispetto a quelle adulte, la qualità della vita si abbassa e lo stato psicologico peggiora.

A rilevarlo è uno studio condotto University of California, pubblicato dalJournal of National Cancer Institute.

Certo, contrarre un cancro non mette di buon umore, ma secondo gli studiosi sono le donne più giovani ad accusarne maggiormente le conseguenze. Aumentano di peso, fanno meno sport e rischiano maggiormente una condizione di sterilità e una menopausa precoce.

Patricia Ganz - che dirige il dipartimento di Prevenzione Ricerca di Controllo del Cancro presso il Jonsson Comprehensive Cancer Centre della University of California a Los Angeles - se ne è occupata prendendo in esame tutti gli studi pubblicati negli ultimi 20 anni (1990-2010) per indagare sulla qualità della vita, sulle condizioni psichiche, sociali e di salute delle donne che hanno vinto la battaglia contro il cancro al seno.

Raffrontando le condizioni delle giovani con quelle delle più anziane la Ganz ha potuto constatare che le prime risultano più soggette a gravi patologie mentali e fisiche.

Nel corso della loro storia clinica le più giovani hanno infatti sofferto maggiormente di depressione rispetto alle donne over 50 anni che hanno condiviso con loro la stessa malattia, ma anche rispetto alle coetanee che il cancro non l'hanno avuto.

Nella casistica rilevata i problemi più frequenti sono stati la sterilità e i sintomi di una menopausa precoce. Secondo la Ganz la soluzione potrebbe risiedere nel mettere a punto un trattamento specifico per la cura del cancro al seno nelle giovani donne.

AGGIORNAMENTO DEL 21/1/2012 - 10,50
Il cancro al seno colpisce una donna su dieci (dati AIRC). E' il tumore che più frequentemente si riscontra nel sesso femminile con una incidenza pari al 25% di tutti tumori contratti dalle donne. Nell'80% dei casi colpisce le donne over 50 anni.

lunedì 19 dicembre 2011

La «ricerca sul suicidio assistito»

da: Libertà e Persona

Suo marito Piergiorgio si è spento cinque anni fa esatti, il 20 dicembre 2006. E da allora è toccato a lei, Mina Welby, portare avanti la battaglia per il cosiddetto “diritto a morire”. Che poi, a ben vedere, dovrebbe chiamarsi “diritto ad essere uccisi”, a suicidarsi. Tanto vale parlare chiaro allora, no? Del resto, che le cose stiano così è confermato dalla stessa signora Welby che, in una intervista rilasciata aRepubblica, ha fatto esplicito riferimento – e senza alcuna preoccupazione - all’esistenza, tra i medici italiani, di «una corrente che fa ricerca sul suicidio assistito», tema prioritario perché – ha aggiunto – presto «non tutti avremo la possibilità di un accompagnamento nel fine vita con cure palliative costosissime» [1]. Tradotto: dato che le cure costano, tanto vale affidarsi alla «ricerca sul suicidio assistito». Il che, oltre ad inquietare, conferma due cose.


Primo. Se dietro il testamento biologico c’è l’eutanasia, dietro l’eutanasia c’è il suicidio assistito. E’ una concatenazione logica fin troppo evidente: non si scappa. 


Secondo. In aggiunta all’apologia del diritto a morire, l’altra vera ragione per la quale taluni si battono per l’eutanasia è prettamente economica: il malato ridotto a numero, anzi, a costo. Altro che dignità, consenso informato, autodeterminazione. Tutte parole, soltanto parole. La realtà è che l’uomo laico e secolarizzato non sa che farsene di sé stesso, figurarsi dell’ammalato o dell’anziano. Di qui la convenienza, appunto, a fare «ricerca sul suicidio assistito». Anche se non è affatto chiaro cosa ci sia poi da ricercare, nel suicidio. Che è e rimane una fuga disperata. Nient’altro.

 [1] Articolo della Repubblica

lunedì 12 dicembre 2011

Maschi addio, lo sperma arriva dal midollo osseo delle donne

da: La Stampa


La ricerca ai primi stadi di scienziati inglesi apre inquietanti scenari

Cari uomini, addio. Dopo avere raggiunto la parità dei sessi, ora le donne attuano il sorpasso “definitivo” nei confronti del maschio, rendendosi autonome nell’unica cosa che, fino ad oggi, non potevano fare: auto-fecondarsi. Una prospettiva “estrema”, che nel prossimo futuro potrebbe non essere così fantascientifica dopo la scoperta fatta dagli scienziati inglesi dell’università di Newcastle Upon Tyne, che hanno scoperto un modo per trasformare le cellule staminali del midollo osseo femminile in sperma, tagliando di fatto il maschio fuori dal processo di creazione della vita. 


La scoperta è pubblicata sul New Scientist e ha ampio risalto su tutti i principali quotidiani inglesi. Il professor Karim Nayernia, che guida l’equipe, è pronto ad iniziare gli esperimenti entro i prossimi due mesi, previo il rilascio delle necessarie autorizzazioni e si dice certo di potere produrre le prime cellule spermatiche femminili entro due anni. Lo sperma maturo, capace di fertilizzare gli ovuli, richiederà invece almeno tre anni di esperimenti. 


Una sorta di “primo stadio” dello sperma da cellule di midollo osseo femminile sarebbe già stato prodotto dai ricercatori lavorando sui topi di laboratorio, bombardando le staminali del midollo osseo di vitamine e composti chimici. Secondo gli scienziati la scoperta potrebbe rappresentare una tappa fondamentale nella lotta contro l’infertilità. C’è solo un piccolo particolare che va tenuto presente: i bambini nati in questo modo potrebbero essere esclusivamente di sesso femminile, perchè nella riproduzione non entrerebbe in gioco il cromosoma Y, che è un “copyright” esclusivamente maschile. Cosa che, comunque, potrebbe non importare alle coppie omosessuali, che potrebbero avere in questa “terapia” l’unico modo per ottenere dei figli che siano biologicamente il prodotto di entrambe le persone della coppia. 


Ma gli scenari aperti da questa scoperta, anche a livello etico, possono diventare inquietanti: le ricerche potrebbero consentire a una donna di aver un bambino “tutta da sola”, grazie allo sperma prodotto dalle cellule del proprio midollo osseo e ai propri ovuli. E la cosa potrebbe verificarsi anche per un uomo, che potrebbe produrre similarmente le cellule uovo dal proprio midollo osseo. In entrambi i casi si tratterebbe di ipotesi ad lato rischio di anormalità genetiche. 

lunedì 7 novembre 2011

Mai più morte, fino alla morte

da: L'Ottimista

La straordinaria testimonianza del ginecologo Antonio Oriente.
In principio fu Bernard Nathanson. Parliamo del famoso ginecologo statunitense che al suo attivo collezionò circa 75.000 aborti, fino a quando non si rese conto dell’“umanità” del feto e non fece un vero cammino di conversione che lo portò a scrivere il libro The hand of God (“La mano di Dio”). Da quel momento in poi, il suo lavoro è divenuto totalmente a favore della vita nascente. Ma “la mano di Dio” continua ad operare in ogni continente, e anche in Italia, abbiamo il nostro Nathanson: è il dottor Antonio Oriente (foto). Anche lui, come Nathanson, viveva la sua quotidianità praticando aborti di routine. Abbiamo ascoltato la sua testimonianza nel corso di un convegno dell’AIGOC. Sì, perché lui oggi è il vicepresidente e uno dei fondatori di questa Associazione Italiana Ginecologi e Ostetrici Cattolici… Praticamente una totale inversione di tendenza, rispetto al modo precedente di vivere la sua professione.
 
La sua testimonianza inizia così: “Mi chiamo Antonio Oriente, sono un ginecologo e, fino a qualche anno fa, io, con queste mani, uccidevo i figli degli altri”. Gelo. Silenzio. La frase pronunciata è secca, senza esitazione, lucida. La verità senza falsi pietismi, con la tipica netta crudezza e semplicità di chi ha capito e già pagato il conto. Di chi ha avuto il tempo di chiedere perdono.
 
Due cose colpiscono di questa frase e sono due enormi verità: la parola “uccidevo”, che svela l’inganno del termine interruzione volontaria, e la parola “figli”. Non embrioni, non grumi di cellule, ma figli. Semplicemente. E questa sua pratica quotidiana dell’aborto, il dottor Oriente la riteneva una forma di assistenza alle persone che avevano un “problema”.
 
“Venivano nel mio studio – racconta – e mi dicevano: Dottore, ho avuto una scappatella con una ragazzetta… io non voglio lasciare la mia famiglia, amo mia moglie. Ma ora questa ragazza è incinta. Mi aiuti… Ed io lo aiutavo. Oppure arrivava la ragazzina: Dottore, è stato il mio primo rapporto… non è il ragazzo da sposare, è stato un rapporto occasionale. Mio padre mi ammazza: mi aiuti!”. Ed io la aiutavo. Non pensavo di sbagliare”.
 
Ma la vita continuava a presentare il conto: lui, ginecologo, i bambini li faceva anche nascere. Sua moglie pediatra i bambini degli altri li curava. Ma non riuscivano ad avere figli propri. Una sterilità immotivata ed insidiosa era la risposta alla sua vita quotidiana. “Mia moglie è sempre stata una donna di Dio. È grazie a lei e alla sua preghiera se qualcosa è cambiato. Per lei non avere figli era una sofferenza immensa, enorme. Ogni sera che tornavo la trovavo triste e depressa. Non ne potevo più. Dopo anni di questo calvario, una sera come tante, non avevo proprio il coraggio di tornare a casa. Disperato, piegai il capo sulla mia scrivania e cominciai a piangere come un bambino”.
 
E lì, la mano di Dio si fa presente in una coppia che il dottor Oriente segue da tempo. Vedono le luci accese nello studio, temono un malore e salgono. Trovano il dottore in quello stato che lui definisce “pietoso” e lui per la prima volta apre il suo cuore a due persone che erano solo dei pazienti, praticamente quasi degli sconosciuti. Gli dicono: “Dottore, noi non abbiamo una soluzione al suo problema. Abbiamo però da presentarle una persona che può dargli un senso: Gesù Cristo”. E lo invitano ad un incontro di preghiera. Che lui dribbla abilmente.
 
Passano dei giorni ed una sera, sempre incerto se tornare a casa o meno, decide di avviarsi a piedi e, nel passare sotto un edificio, rimane attratto da una musica. Entra, si trova in una sala dove alcune persone (guarda caso il gruppo di preghiera della coppia che lo aveva invitato) stanno cantando. Nel giro di poco tempo, si ritrova in ginocchio a piangere e riceve rivelazione sulla propria vita: “Come posso io chiedere un figlio al Signore, quando uccido quelli degli altri?”.
 
Preso da un fervore improvviso, prende un pezzo di carta e scrive il suo testamento spirituale: “Mai più morte, fino alla morte”. Poi chiama il suo “Amico” e glielo consegna, ammonendolo di vegliare sulla sua costanza e fede. Passano le settimane e il dottor Oriente comincia a vivere in modo diverso. Comincia anche a collezionare rogne, soprattutto tra i colleghi nel suo ambiente. In certi casi il “non fare” diventa un problema: professionale, economico, di immagine.
 
Una sera torna a casa e trova la moglie che vomita in continuazione. Pensa a qualche indigestione ma nei giorni seguenti il malessere continua. Invita allora la moglie a fare un test di gravidanza ma lei si rifiuta con veemenza. Troppi erano i mesi in cui lei, silenziosamente, li faceva quei test e quante coltellate nel vedere che erano sempre negativi... Ma dopo un mese di questi malesseri, lui la costringe a fare un esame del sangue, che rivela la presenza del BetaHCG: sono in attesa di un bambino!

Sono passati degli anni. I due bambini che la famiglia Oriente ha ricevuto in dono, oggi sono ragazzi. La vita di questo medico è totalmente cambiata. È meno ricco, meno famoso, una mosca bianca in un ambiente dove l’aborto è ancora considerato “una forma di aiuto” a chi, a causa di una vita sregolata o di un inganno, vi ricorre. Ma lui si sente ricco, profondamente ricco. Della gioia familiare, dei suoi valori, dell’amore di Dio, quella mano che lo carezza ogni giorno facendolo sentire degno di essere un “Suo figlio”.

Aborto, vietato obiettare

da: La Bussola Quotidiana - Prof. Renzo Puccetti


Nelle scorse settimane i ginecologi abortisti, termine qui usato per indicare gli operatori dell'aborto, si sono riuniti a convegno. L'oggetto, pare, delle loro accorate lamentele, il responsabile principale di ogni frustrazione, l'essere che proditoriamente lavorando nell'ombra tenta di privare la società di un diritto fondamentale quale sarebbe quello di abortire, é stato infine individuato in modo implacabile: si tratta dell'obiettore di coscienza.

A lui solo, reo di tali delitti, dovrebbe essere inibita l'assunzione negli ospedali. Qualcuno si domanda il motivo? Ma è ovvio: è notorio infatti che compito precipuo dell'ostetricia è la soppressione del bambino nel grembo delle madri. Gli abortisti sono persone per bene, sinceramente democratiche, generalmente in prima fila nella difesa del pluralismo dei valori; pluralismo che tutti hanno il sacrosanto diritto di potere esprimere; tutti, s'intende, tranne quell'impresentabile abusivo del camice bianco che va sotto il nome di medico obiettore.

Sembra peraltro che il trend sia molto preoccupante: anziché rimpicciolire progressivamente ed infine estinguersi, la razza dei ginecologi che non capiscono, che non si adeguano al progresso, ma obiettano e rifiutano di  aspirare i concepiti per gettarli tra i rifiuti speciali come mero materiale biologico, è in aumento.

Un comportamento intollerabile da parte di medici che costringono i poveri colleghi abortisti a sopportare "un carico psicologico maggiore". Deve essere davvero una gran canaglia il ginecologo obiettore per fare inviperire cosí gli operatori dell'aborto. Pare peraltro che la schiera dei perfidi obiettori sia ingrossata da un buon numero di abortisti: ci sono quelli della palude, quelli che non si sono mai apertamente schierati a difesa integrale dei diritti riproduttivi; ci sono i cripto-abortisti, quelli che gli aborti li farebbero se solo qualcuno spiegasse loro quanta penuria ci sia di operatori; vi sono poi gli abortisti in sonno, che sono quelli che gli aborti li facevano, ma poi hanno sospeso l'attività per dedicarsi temporaneamente ad altre attività; ed infine ci sono gli abortisti disertori, quelli che dopo cento, mille, diecimila aborti, erano esauriti e sentendo di non farcela più, hanno abbandonato la trincea.

Tutti questi però sono niente a confronto del più malefico di tutti gli obiettori: quello che a salvare la vita del concepito ci crede davvero. Si tratta di un sovversivo, uno che attenta alla legge osando rivendicare - pensate - quanto è scritto nella legge, che si annida nei consultori, sforzandosi magari d'individuare un aiuto concreto per evitare l'aborto. Il pericoloso ginecologo obiettore si aggira per gli ospedali dove in qualche caso - orrore - ha persino aperto le porte dei reparti a quegli altri loschissimi figuri che si fanno chiamare volontari pro-life, gente disprezzabile che, pensate un po', si leva i soldi di tasca ed apre anche le proprie case alle donne pur di aiutarle a non abortire, gentaglia davvero incomprensibile che venera una tal suora di Calcutta che ce l'aveva a morte con l'aborto,

una cosa che per gli abortisti è invece una "pratica umanissima". È sempre l'impunità di cui gode il medico obiettore ad avere dato il cattivo esempio e costringere il Paese ad avere ora a che fare anche coi farmacisti obiettori, altri folli che pretendono di avere una coscienza loro propria, di seguirne i dettami e di non dare alle donne tutte quelle belle pilloline che servono ad impedire all'embrione di sopravvivere.

Ma come si fa a non capire che fare gli aborti è una buona azione; pensate al risparmio che deriva dall'eliminazione di tutti quegli esseri un po' bruttini a vedersi, spesso ritardati, che se lasciati nascere, sono abbisognevoli di cure costose ed assistenza protratta. L'aborto fa bene alla psiche delle donne. Qualcuno potrebbe obiettare che il British Journal of Psychiatry ha appena pubblicato una mega-revisione dei casi che mostra invece il peggioramento della salute psichica delle donne dopo l'aborto; e che il professor Fergusson, ateo e pro-proice, ha confermato questi dati seguendo dalla nascita un gruppo di donne e analizzando ogni fattore. Ma queste anime belle farebbero bene a tacere; insomma, in fin dei conti il ginecologo abortista lavora tanto ed ha giustamente bisogno di ferie più lunghe.

No, la situazione è intollerabile, qui servono misure draconiane che ci riallineino agli standard europei di Francia e Inghilterra, dove il numero di aborti è quasi doppio rispetto all'ancora cattolica Italietta. Impedire l'assunzione del ginecologo obiettore potrebbe essere misura insufficiente; chissà per quanti anni ancora gli obiettori continuerebbero ad aggirarsi per le corsie e gli ambulatori: si potrebbe suggerire di accelerare il cambiamento mediante programmi di rieducazione intensiva alla comprensione della bellezza e bontà dell'aborto, magari in collaborazione col governo cinese, che di queste cose ha vasta esperienza e, per i renitenti, misure di progressiva penalizzazione, purché senza ulteriore affollamento delle carceri. A questo proposito si potrebbe attivare un programmino di scambio carcerario tra obiettori e quelli condannati per aborto clandestino, in fin dei conti dei semplici professionisti freelance: dentro i primi, fuori i secondi.