La Missione è quella di creare un'associazione tra la Comunicazione e la Cultura. Spesso questi due ambiti non si incontrano (il comunicatore non fa vera cultura e l'accademico non sa comunicare in modo efficace). Noi vorremmo far incrociare i due binari per portarli a formarne uno unico.

Vorremmo stimolare l'aspetto critico del fruitore, per comunicare cultura e per acculturare la comunicazione.

Questo Blog vuol essere un punto di riferimento per articoli d'informazione giornalistica-scientifico-culturale-economica.

Qui potrete trovare ogni tipo d'informazione e saremo lieti di stimolare un sano e doveroso dibattito per ogni singolo articolo, con il fine d'incrociare nel massimo rispetto di pareri ed opinioni diversi tra loro, per giungere così ad una proposta d'incontro tra i molteplici aspetti di una società multiculturale
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giovedì 2 febbraio 2012

Lobby, l’Italia fa un passo avanti

da: Ferpi

Il Ministero delle politiche agricole istituisce il registro dei lobbisti a regolamentare la rappresentanza d’interessi in questo settore. Il presidente Ferpi, Patrizia Rutigliano, plaude all’iniziativa e sollecita una riflessione normativa comune per Governo e Parlamento.

E’ di oggi (N.d.R. 1 febbraio 2012) la notizia del decreto presentato a Roma da Mario Catania, Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali che renderà trasparente l’attività delle lobby nei confronti del Mipaaf: il compito sarà svolto dall’ Unità per la Trasparenza.Il provvedimento prevede anche l’istituzione di un registro dei lobbisti che si relazioneranno con il dicastero.
“Il decreto ministeriale presentato oggi da Mario Catania, Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali per regolamentare la partecipazione dei gruppi di interessi ai processi decisionali del Ministero è certamente innovativo e utile – ha dettoPatrizia Rutigliano, Presidente Ferpi. La proposta del Ministro garantisce maggiore accesso, trasparenza del processo di formazione delle norme, avvicinandoci così alla normativa europea”.
Ferpi ha da sempre sostenuto le iniziative parlamentari e amministrative che in questi anni hanno puntato alla regolamentazione dell’attività di rappresentanza degli interesse.
“Confidiamo che l’attuazione di questo decreto che per ora riguarda solo un Ministero – ha concluso Patrizia Rutigliano – sia propedeutica per avviare una più ampia riflessione normativa, comune a tutto il Governo e, perché no, anche al Parlamento. Come Federazione dei professionisti delle Relazioni pubbliche (e quindi anche di coloro che si occupano di rapporti con le Istituzioni) siamo disponibili a confrontarci con Governo e Parlamento per condividere la nostra proposta di regolamentazione del settore per contribuire così alla trasparenza del processo decisionale, nel rispetto delle Istituzioni, dell’opinione pubblica e dei nostri colleghi".
“Abbiamo adottato questo provvedimento per rendere completamente trasparente l’attività di interazione tra il Ministero e il mondo delle lobby. Per raggiungere questo obiettivo verrà istituito un registro dei lobbisti e tutti quelli che vorranno interagire con l’Amministrazione dovranno risultare iscritti”, ha dichiarato Catania. “Con le nuove norme, quindi, introduciamo precise disposizioni per regolamentare i rapporti che intercorrono tra il Ministero e i rappresentanti di particolari interessi e istituiamo il nucleo centrale che coordinerà queste fasi, ’l’Unità per la Trasparenza’, un ufficio specifico che comprenderà personalità ad hoc. Ci tengo a sottolineare che tutto sarà a costo zero, non ci sarà nessuna remunerazione per gli appartenenti all’Unità che conterà su membri interni all’Amministrazione e su eventuali soggetti esterni che presteranno servizio a titolo gratuito. Con orgoglio, inoltre, sottolineo che questo Ministero ha il merito di aver fatto per primo questa operazione, che immagino potrà essere seguita anche dalle altre Amministrazioni”.
Clicca qui per scaricare il testo completo del decreto.

lunedì 19 dicembre 2011

Monti dichiari in pubblico di aver chiuso coi poteri forti

da: Il Giornale


Dalla Trilateral al Bilderberg: è ora che il premier chiuda i suoi rapporti con le lobby dei poteri forti. Queste organizzazioni influenzano di sicuro le scelte dell'esecutivo. Il problema coinvolge anche molti ministri


Per 18 anni il centro-sinistra ha messo in croce Silvio Berlusconi denunciando il conflitto d’interessi, salvo poi rivelarsi tutt’altro che interessato a dirimere questo conflitto perché sarebbe venuta meno la possibilità di identificarsi come «anti-Berlusconi», che è stato l’unico collante che ha consentito al centro-sinistra di restare unito.


Nel caso di Mario Monti e del suo governo di banchieri e di tecnocrati il conflitto d’interesse è dirompente e pressoché generalizzato, eppure sembra che non scandalizzi più la nostra classe politica che ha scelto di auto-commissariarsi. Ebbene a noi cittadini italiani interessa assai perché se nel caso di Berlusconi il sospetto era legato al possibile vantaggio personale, nel caso di Monti la conseguenza concerne la perdita della nostra sovranità nazionale e la sottomissione dell’Italia ai poteri finanziari forti che si incarnano nelle istituzioni internazionali a cui lo stesso Monti aderisce con incarichi di responsabilità: Goldman Sachs, Commissione Trilaterale, Gruppo Bilderberg e Moody’s.
A dispetto del diniego di Monti espresso in Parlamento al momento della richiesta del voto di fiducia, noi possiamo documentare che lui fa parte di queste istituzioni. Gli chiediamo pertanto una dichiarazione pubblica in cui Monti affermi di non farne più parte e di non essere in alcun modo vincolato al perseguimento dei lorointeressi che non solo non collimano ma sono in contrasto con l’interesse nazionale dell’Italia che Monti ha giurato di salvaguardare all’atto formale del suo insediamento.
In una brochure pubblicata in occasione della conferenza annuale organizzata dall’Eabis (Accademia europea dell’impresa nella società), svoltasi l’11 e il 12 settembre 2006 presso la sede della Scuola manageriale Sda Bocconi a Milano (http://www.econometica. it/allegati/5th_Colloquium_ Programme_ Brochure. pdf) si elencano le cariche ricoperte da Monti nelle istituzioni che corrispondono ai poteri finanziari forti. Monti fin dal 2005 è consulente internazionale della Goldman Sachs, la più grande e potente banca d’affari al mondo (http:// www2.goldmansachs.com/ investor-relations/financials/cu rrent/annual-reports/2010-arpdf- files/GS_AR10_Allpages. pdf); dal 2010 è membro del Consiglio direttivo del «club Bilderberg » (organizzazione che dal 1954 si riunisce una volta all’anno a porte chiuse e ai cui incontri, protetti da strettissime misure di sicurezza, partecipano, tra gli altri, i presidenti del Fondo monetario internazionale, della Banca mondiale e della Federal reserve; i presidenti di alcune tra le maggiori corporation mondiali quali Coca Cola, British Petroleum, Chase Manhattan Bank, American Express, Goldman Sachs, Fiat, Microsoft; vicepresidenti degli Stati Uniti,direttori della Cia e dell’Fbi, Segretari generali della Nato, senatori americani e membri del Congresso, primi ministri europei, capi dei partiti di opposizione, editori e direttori dei maggiori media mondiali); sempre dal 2010 è anche presidente del Gruppo europeo della «commissione trilaterale» (http://www.trilateral. org/go.cfm?do=Page.View& pid=34) altra organizzazione che tiene i suoi incontri in forma strettamente riservata, fondata nel 1973 dal magnate statunitense David Rockefeller, ufficialmente per favorire la cooperazione tra Europa, Stati Uniti e Giappone; Monti nel 2010 risultava membro del «Comitato consultivo di alto livello per l’Europa» di Moody’s, una delle maggiori agenzie di rating al mondo; Monti risulta essere il presidente della lobby belga «Bruegel », un think tank fondato nel 2005 che sta spingendo per l’unione fiscale dei paesi membri dell’Ue (ovvero per un ulteriore trasferimento di sovranità dagli Stati nazionali all’Unione Europea), composto da esponenti di spicco di 16 Stati e 28 multinazionali, alcune delle quali sono frequentatori abituali di altri club privati: Microsoft, Google, Goldman Sachs, Samsung, la Borsa di New York (Nyse), Unicredit. Dal momento che le suddette organizzazioni, le cui riunioni avvengono con la sola partecipazione dei membri e degli invitati e sono rigorosamente interdette agli estranei, esercitano un’influenza ed un condizionamento crescente sull’opinione pubblica e le dinamiche politiche degli Stati nazionali (al punto che secondo alcuni sarebbero ormai quelle le vere sedi decisionali del pianeta, le assemblee legislative essendo ridotte a ruolo di facciata), il fatto che ad esse partecipino, addirittura con ruoli dirigenziali, alti esponenti delle istituzioni non eletti dal popolo italiano ed imposti con metodi ampiamente discutibili, sfruttando situazioni di emergenza create ad hoc dagli stessi soggetti che poi propongono le soluzioni, non può non destare estrema preoccupazione.
Da qui l’esigenza che Monti chiarisca senza ambiguità e reticenze che si è dimesso dagli incarichi ricoperti in tali organizzazioni e, conformemente al giuramento prestato, eserciterà le sue funzioni«nell’interesse esclusivo della nazione». Il conflitto d’interesse è esteso anche a diversi ministri del governo Monti che ricoprivano incarichi in istituti di credito bancario e che mantengono la proprietà delle azioni anche se si sono dimessi dalle loro cariche dopo la nomina nel Governo: Corrado Passera, ministro dello Sviluppo economico e Infrastrutture,era l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo.
Elsa Fornero, ministro del Lavoro, delle Politiche sociali e delle Pari opportunità, è stata vicepresidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo. Francesco Profumo, ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, ha fatto parte dei Consigli di amministrazione di Telecom Italia, di Pirelli e di Fidia. Piero Gnudi, ministro del Turismo e dello Sport, ha ricoperto la carica di consigliere in Unicredit, in Astaldi e nel Gruppo 24 ore. Piero Giarda, ministro dei Rapporti con il Parlamento, è stato membro dei consiglio di sorveglianza del Banco Popolare. Paola Severino, ministro della Giustizia, è stata il legale di Francesco Gaetano Caltagirone, Cesare Geronzi, Romano Prodi e Giovanni Acampora. Monti sappia che facciamo sul serio.
Non ci accontenteremo delle battute fatte il 18 novembre alla Camera richiedendo il voto di fiducia ( «Di poteri forti in Italia non ne conosco, magari l’Italia avesse un po’ più di poteri forti»). O dichiari pubblicamente di non far più parte dei poteri finanziari forti che hanno realizzato con successo il colpo di Stato finanziario prima in Grecia e poi in Italia, oppure si assumerà le sue responsabilità morali, politiche e legali di fronte al popolo italiano che non avrà titolo per governare.

lunedì 12 dicembre 2011

COSA CI FANNO LE GRANDI AZIENDE AMERICANE A CONVEGNO CON MCKINSEY?

da: Dagospia

"COSA CI FANNO LE GRANDI AZIENDE AMERICANE A CONVEGNO CON MCKINSEY (LA SOCIETA' DI CONSULENZA DA CUI PROVIENE AIRONE PASSERA) PARLANDO DI LOBBYNG E SISTEMI ISTITUZIONALI? PROVE D'ORCHESTRA PER LA NUOVA STAGIONE DEI TECNICI: INFLUENZARE LA POLITICA O SOSTITUIRLA? - BOBO MARONI E LUCA ZAIA PROVANO A RICUCIRE CON GLI IMPRENDITORI - LA MERITOCRAZIA SECONDO I BOCCONIANI…"



A cura di Carlo Cinelli e Federico De Rosa per il "CorrierEconomia" del "Corriere della Sera"
roberto maroniROBERTO MARONILuca ZaiaLUCA ZAIA
1 - La Lega e gli imprenditori, un rapporto che si è prima interrotto sull'altare del governo di Silvio Berlusconi e poi spezzato sulla decisione di Umberto Bossi di andare all'opposizione. E dalla Lega viene chi si incarica di ricucire. Per ricominciare a capire le ragioni dell'impresa, venerdì, a Treviso, Roberto Maroni sarà con Luca Zaia sul palco dell'Hotel Maggior Consiglio per una kermesse con oltre 200 imprenditori, convocati da Franco Manzato, plenipotenziario del segretario regionale Giampaolo Gobbo e dal neo presidente dei «piccoli» della Confindustria Veneto Alberto Baban.
mckinseyMCKINSEY
- Dimenticate la selva di affaristi, consulenti e brasseurs d'affaires che a vario titolo popolavano i corridoi del Palazzo. Con il nuovo governo non servono. O meglio, non devono servire più. Perché anche se è vero che fare business in Italia in un mercato regolamentato è difficile senza un «aiutino», non è mai tardi per cambiare abitudini. A sostenerlo (pro domo sua?) è McKinsey che insieme ai lobbisti della Cattaneo Zanetto & Co. e all'American Chamber of Commerce in Italy ha organizzato per oggi a Milano un seminario, rigorosamente a porte chiuse, sul rapporto tra aziende e istituzioni. Alberto Marchi di McKinsey illustrerà lo scenario.
jos23 pellizzari riccardo pugnalinJOS23 PELLIZZARI RICCARDO PUGNALIN
Paolo Zanetto le soluzioni per fare lobbying professionale, «all'americana», e il valore strategico di avere in azienda una robusta, e competente, direzione affari istituzionali. Invitati anche esperti sul campo: Riccardo Pugnalin, direttore Public Affairs di Sky Italia e Stefano Giberti, responsabile direttore affari legali di General Electric Healthcare, che discuteranno di business e istituzioni con l'avvocato Luca Arnaboldi di Carnelutti e il lobbista Alberto Cattaneo.
ARTURO ARTOMARTURO ARTOM
- E se oltre al modo di dialogare delle aziende cambiasse anche l'approccio da parte della burocrazia? In parallelo al seminario di McKinsey, sempre oggi a Milano, il prorettore della Bocconi, e presidente dell'Osservatorio sul Cambiamento delle amministrazioni pubbliche, Giovanni Valotti, terrà a battesimo il primo appuntamento pubblico del Forum della Meritocrazia, neonata think tank, fondata da Arturo Artom e Nicolò Boggian.
Franco BassaniniFRANCO BASSANINI
Che ha invitato il presidente della Cdp e di Metroweb, Franco Bassanini, il consigliere della Corte dei Conti, Carlo Chiappinelli, e l'ex banchiere Alessandro Profumo. Dialogheranno con l'amministratore delegato di Trenord, Giuseppe Biesuz e il presidente di Infrastrutture Lombarde Giovanni Bozzetti, di come cambiare, dal basso, la pubblica amministrazione premiando i curricula e non gli sponsor.

Monti come membro del BILDERBEG

da: Dagospia
"SINDACATI IN PIAZZA IN MEZZA ITALIA PER TRE ORE IN SCIOPERO (LA CAMUSSO: MONTI DELUDENTE, NON SARÀ L’UNICO SCIOPERO) - OGGI LE COMICHE: MARRA E SCILIPOTI (ACCOMPAGNATI DA SARA TOMMASI) DENUNCIANO MONTI COME MEMBRO DEL BILDERBEG - PROVINCE SCRIVONO ALLA CORTE DEI CONTI: IMPATTO DRAMMATICO SU BILANCI - PROIETTILI PER ALE-DANNO E IL MINISTRO SEVERINO - NICOLI CRISTIANI SI DIMETTE ANCHE DA CONSIGLIERE REGIONALE - PER SARKÒ PERICOLO DE VILLEPIN…"


TAGLI
Jena per "La Stampa" - Ribellarsi è giusto, disse l'onorevole Mao.
MARIO MONTIMARIO MONTI
1. SINDACATI DI NUOVO UNITI IN PIAZZA PER TRE ORE IN SCIOPERO CONTRO MONTI...
Corriere.it - Cortei e presidi si stanno svolgendo in moltissime città italiane per lo sciopero di tre ore indetto da Cgil, Cisl e Uil contro la manovra da oltre 30 miliardi del governo di Mario Monti. Il presidente del Consiglio, nell'incontro di domenica sera, non è riuscito infatti a dare ai sindacati risposte convincenti sugli interventi ritenuti più pesanti per pensionati, lavoratori dipendenti e famiglie con basso reddito. La protesta di oggi, rilevante da un punto di vista sindacale perché segna il ritorno all'unità dopo circa sei anni, non mette a rischio il via libera alla manovra, garantito dai principali partiti che sostengono il governo nonostante gli oltre 1.000 emendamenti presentati.
susanna camussoSUSANNA CAMUSSO
In particolare, Susanna Camusso, Luigi Angeletti e Raffaele Bonanni puntano il dito contro la deindicizzazione delle pensioni sopra i 1.000 euro e contro il repentino aumento dell'età di pensionamento. I sindacati premono poi per una maggiore gradualità nella fascia di esenzione dell'imposta sugli immobili. Gli orari e le modalità delle manifestazioni variano da città a città.
ROMA - MILANO - A Roma i manifestanti organizzeranno presidi davanti al Parlamento dalle 16 alle 19. A Milano è previsto per le 16 un presidio unitario davanti alla Prefettura. Circa mille persone stanno già sfilando invece a Genova dirette alla Prefettura della città, dove i sindacati hanno chiesto un incontro con il prefetto. A Firenze, è stata organizzata in mattinata una manifestazione in piazza Indipendenza. In Campania, sono previsti presidi davanti alle prefetture di Napoli, Salerno, Avellino, Benevento e Caserta. Un nuovo sciopero è stato indetto per il 19 dicembre quando i dipendenti pubblici incroceranno le braccia per otto ore.
ALFONSO LUIGI MARRAALFONSO LUIGI MARRA
TORINO - Lo striscione «Per la libertà del lavoro» con il logo Fiat apre il corteo della Fiom nel centro di Torino. Dietro sfilano migliaia di lavoratori metalmeccanici. Alte le adesioni secondo la Fiom, in tutte le fabbriche: 69% alle ex meccaniche di Mirafiori, oltre il 50% all'Iveco, 70% all'Avio di Rivalta, 90% all'Avio di Borgaretto, 95% alla Microtecnica, tra il 70 e il 90% nelle piccole aziende del Canavese e di Moncalieri.
scilipoti e sara tommasi resizeSCILIPOTI E SARA TOMMASI RESIZE
«Abbiamo voluto dare un segno particolare alla presenza dei metalmeccanici - spiega il segretario generale della Fiom torinese, Federico Bellono - sia anticipando a oggi lo sciopero di otto ore previsto per il 16, sia con la manifestazione che sta riuscendo molto bene. Questo per dire che siamo contro la manovra e contro il tentativo Fiat di cancellare il contratto nazionale. È importante sottolineare questo proprio qui a Torino dove è probabile che nelle prossime ore si consumi uno strappo democratico nei confronti dei lavoratori».
BOLOGNA - Uno sciopero sotto la pioggia e con il palco rivolto al palazzo del Governo. Separato, ma cercando di non fomentare la polemica con Cisl e Uil. La Cgil, a Bologna come in altre città emiliane, è andata infatti in piazza da sola per lo sciopero contro la manovra. Come ha spiegato il segretario Danilo Gruppi, parlando sotto la pioggia, «lo intendiamo in pieno sostegno alla proposta di modifica alla manovra che i tre sindacati hanno unitariamente avanzato».
CAGLIARI - Seimila persone sotto le bandiere di Cgil, Cisl e Uil sono scese in piazza a Cagliari per protestare contro la manovra economica e finanziaria del governo Monti. Dalle 9 i manifestanti si sono ritrovate in piazza del Carmine, davanti al Palazzo del Governo. Da qui un corteo rumoroso con striscioni e fischietti si è diretto verso viale Bonaria dove, di fronte alla sede della Rai Regionale, è stato attuato un presidio e un volantinaggio.
GIANNI ALEMANNOGIANNI ALEMANNO
2. CAMUSSO, INCONTRO DELUDENTE,NON DETTO UNICO SCIOPERO... 
(ANSA) - "Non è detto che sia finita e che lo sciopero" di oggi "sia l'unico. Bisogna ricominciare a costruire un cammino unitario con gli altri sindacati". Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, intervenendo ad Agorà su Rai Tre e parlando della manovra.
L'incontro di ieri sera dei sindacati a Palazzo Chigi "con Monti è stato sicuramente molto più deludente di quello che ci si aspettava. C'é un no ad affrontare il tema dell'indicizzazione delle pensioni, sulla casa e l'Ici", ha aggiunto Camusso, ribadendo che la manovra "é iniqua proprio rispetto a chi paga il conto", perché "pagano molto di più i redditi medio bassi e individuali. Pagano quelli che denunciano tutto e non chi ha di più".
Quanto alle pensioni, ha proseguito, "se ci dobbiamo basare sull'incontro di ieri non c'é nessun emendamento sull'aumento della fascia di deindicizzazione delle pensioni concordato con la politica". Rispetto al metodo, Camusso è invece tornata a sottolineare che "se non altro è stato introdotta la trasparenza, poi sul merito il dissenso rimane. Ma almeno ci sono incontri regolari".
paola severinoPAOLA SEVERINO
3. PROVINCE SCRIVONO ALLA CORTE DEI CONTI: IMPATTO DRAMMATICO SU BILANCI... 
(ANSA) - "Non si sta tenendo nella giusta considerazione il drammatico impatto in termini economici che le norme previste dalla manovra sulle Province comporteranno sui bilanci di Regioni, Province e Comuni, il caos istituzionale e i conflitti che ne nasceranno, ma soprattutto il forte aumento della spesa pubblica che per contro produrranno. E' del tutto evidente, infatti, che, a seguito di queste norme, i bilanci delle Autonomie territoriali subiranno una improvvisa rivoluzione, che avrà conseguenze inaudite già nell'immediato".
E' quanto scrive in una lettera indirizzata al presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, il presidente dell'Upi Giuseppe Castiglione, chiedendo un incontro urgente per verificare "le evidenti incongruenze contenute nella norma". "Lo spostamento delle funzioni dalle Province alle Regioni, e ai Comuni - scrive Castiglione elencando i nodi irrisolti- avrà un impatto inaudito che, a nostro parere, è stato del tutto sottostimato. Non sarà possibile per Regioni, Province e Comuni approvare bilanci di previsione per il 2012 realistici, in grado di tenere conto della traslazione delle competenze, con gli effetti immensi di modifica degli assetti contabili".
franco-nicoli-cristianiFRANCO-NICOLI-CRISTIANI
4. MARRA E SCILIPOTI DENUNCIANO MARIO MONTI COME MEMBRO DEL BILDEBERG...
Domani l'Avv. Alfonso Luigi Marra e l'On. Domenico Scilipoti ,accompagnati dalla show-girl Sara Tommasi, renderanno noto alla stampa l' esposto che verrà presentato alla Procura della Repubblica di Roma contro Mario Monti in quanto membro del circolo occulto Bilderberg. L'incontro con la stampa è previsto alle ore 10.00 di domani martedì 13 dicembre presso il Teatro Capranichetta (Montecitorio), piazza Capranica 101.
5. BUSTA CON PROIETTILI ANCHE A MINISTRO SEVERINO... 
(ANSA) - Una busta con proiettili è stata indirizzata anche al ministro della Giustizia Paola Severino. Secondo quanto si è appreso, la busta, al pari di quella inviata al sindaco di Roma Gianni Alemanno, è stata intercettata presso il centro di smistamento delle poste di piazza San Silvestro, a Roma.
6. IN CAMPIDOGLIO BUSTA CON BOSSOLI PER ALEMANNO...
(ANSA) - Una busta con alcuni bossoli è stata recapitata al sindaco di Roma Gianni Alemanno in Campidoglio. Lo si è appreso da ambienti vicino al sindaco.
Corteo sindacatiCORTEO SINDACATI
7. NICOLI CRISTIANI SI E' DIMESSO DALLA REGIONE...
(ANSA) - Arrestato nell'ambito dell'inchiesta sulle tangenti di Brescia, Franco Nicoli Cristiani si è dimesso da vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia e anche da consigliere. La lettera dell'esponente del Pdl, a quanto si è appreso, è arrivata questa mattina negli uffici del Pirellone.
8. DE VILLEPIN SI CANDIDA ALLE PRESIDENZIALI "DIFENDERÒ IL MIO PAESE UMILIATO DAL MERCATO"...
Da "la Repubblica" - Dominique de Villepin si candiderà per la presidenza francese. L´ex primo ministro ha annunciato che intende presentarsi alla corsa per l´Eliseo dell´anno prossimo. Di fatto Villepin si schiera contro il suo nemico giurato, il presidente uscente Nicolas Sarkozy, anche se quest´ultimo non ha dichiarato ufficialmente che intende ripresentarsi. L´ex delfino di Jacques Chirac, che ha fondato il partito Rp, ha proposto un governo di unità nazionale per «il mio Paese umiliato dalla legge del mercato». Secondo gli osservatori, Villepin non è da considerarsi favorito, ma la sua candidatura porterà via consensi a Sarkozy. L´opposizione socialista ha già indicato il suo candidato in François Hollande.

lunedì 7 novembre 2011

Sciopero dei benzinai. Escluse le zone alluvionate

da: La Nazione

Il Casper: "Attenti alle speculazioni"



Stop dei benzinai dalle 19,30 di martedì 8 novembre fino alle 7,00 di venerdì 11 novembre, sulla rete autostradale dalle  22,00 di martedì 8 alle 6,00 di venerdì 11 novembre

Da martedì 8 sera fino a venerdì 11 mattina 'pieno' a rischio per gli automobilisti italiani a causa della serrata dei gestori degli impianti di carburante indetta da Faib, Fegica e Figisc. Lo stop fa parte di un pacchetto di 15 giorni da tenersi entro i prossimi tre mesi. I sindacati chiedono che venga reso strutturale il bonus fiscale, in scadenza a fine anno. Il bonus, spiegano le tre sigle, "è irrinunciabile e senza si costringerebbe alla chiusura migliaia di piccole gestioni, mettendo sul lastrico le imprese, le loro famiglie ed i loro dipendenti". Per quanto riguarda le aree interessate dalle alluvioni dei giorni scorsi, le federazioni locali hanno deciso di sospendere l'agitazione per non acuire i disagi alle popolazioni colpite.

Venerdì 4, dopo l'incontro con il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, la protesta era stata confermata anche se lo stesso Saglia aveva annunciato per l'invio ai sindacati "di un documento con una dichiarazione di impegni da parte del ministero che soddisferebbe le loro richieste relative in particolare al bonus fiscale". Le speranze per un ripensamento da parte dei gestori sono quindi affidate a un incontro convocato al ministero dello Sviluppo economico per l' 8 novembre.

Il programma della serrata proclamata sulla rete ordinaria prevede lo stop dalle ore 19,30 di martedì 8 novembre fino alle ore 7,00 di venerdì 11 novembre e sulla rete autostradale dalle ore 22,00 di martedì 8 alle ore 6,00 di venerdì 11 novembre e lo stato di agitazione della categoria.

 Alla vigilia dello sciopero indetto dai distributori di carburanti, Casper, Comitato contro le speculazioni e per il risparmio composto da Adoc, Codacons, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori denuncia "l`elevato rischio di speculazioni alla pompa a danno di chi oggi si appresta a fare rifornimento".

"Già in passato - spiega Casper in una nota - nelle ore antecedenti la serrata dei benzinai, si sono registrati aumenti ingiustificati dei listini alla pompa, da parte dei soliti 'furbetti della benzina' che non esitano a speculare sugli automobilisti in fila per il pieno. Comportamenti ignobili e truffaldini, tesi ad approfittare dello stato di necessità dei cittadini costretti a rifornire ingenti quantità di carburante per non rimanere a secco nei giorni di sciopero".

Per tale motivo, conclude la nota, il Casper "invita la Guardia di Finanza ad effettuare controlli a tappeto su tutto il territorio, denunciando chi applica rincari ingiustificati. Gli automobilisti sono invece invitati a segnalare alle quattro
associazioni aumenti sospetti alla pompa e prezzi eccessivamente alti di benzina e gasolio, così da poter procedere alle relative denunce in Procura".

Braccio di ferro Pdl-Dc

da: Il Giornale - Editoriale

Gli opportunisti ex-Dc, salvati dalla ciambella del berlusconismo, saliti a bordo quando aveva il vento in poppa, ora sono i primi a scendere sdegnati in vista delle secche
Sono passati quasi trent’anni da quando Luigi Pintor, fondatore del quotidiano il Manifesto , scrisse un celebre articolo intitolato: «Non moriremo democristiani ». Ne era sicuro, ma la storia ha avverato solo in parte quella sinistra (di provenienza) profezia. 

Finita ingloriosamente la gloriosa stagione di comando, i democristiani superstiti alla scomparsa della Dc sono stati salvati dalle ciambelle di salvataggio lanciate da Berlusconi. 

Alcuni lo hanno fatto convintamente, altri, la vecchia guardia, si sono comportati da camaleonti in un ambiente a loro in realtà estraneo: il berlusconismo. In molti casi la definizione più giusta è: opportunisti. Sono stati i primi a salire sulla barca di Silvio quando aveva il vento in poppa, sono i primi a scendere sdegnati in vista delle secche. Sono fatti così. Da Cirino Pomicino (esperto di tangenti) a Beppe Pisanu (esperto a coprire banche in fallimento, come l’Ambrosiano) a Vincenzo Scotti (esperto di pasticci coi fondi neri dei servizi segreti), ogni giorno porta un nuovo voltagabbana targato Dc. Chi va diritto con Fini (Pisanu), chi vuole allearsi alla sinistra (Casini), chi basta che non ci sia Berlusconi ( Formigoni), chi basta che salti fuori qualche cosa (Scajola).
Pisanu, Scotti e Cirino hanno 220 anni in tre, da una vita tramano dietro le quinte della politica e ancora non hanno smesso. Ma oggi servono, sono merce preziosa per chi vuole fare cadere il governo. Fini e Casini, quelli del rinnovamento politico ed etico, li accolgono a braccia aperte. Non hanno più voti elettorali ma hanno il loro voto in Parlamento. Saranno usati e poi, comunque vada, rigettati dietro le quinte. Perché non sono affidabili per nessuno. Si accontentano della foto sui giornali, degli applausi dei nuovi fan (fino a ieri nemici). Sono felici come bambini alle giostre. Sono in grado di fare danni, ma non ci faranno morire democristiani. Perché i democristiani veri erano, e sono, cosa diversa da loro.

lunedì 17 ottobre 2011

Todi, l'affondo dei cattolici: «Serve un governo più forte»

da: Il Messaggero

«Non c’è motivo di temere per laicità dello Stato ma nemmeno negare la dimensione pubblica della religione»


TODI - Chi immaginava il battesimo di un partito cattolico rimarrà forse deluso, ma il seminario che ha riunito a Todi tutte le associazioni cattoliche per la prima volta dal dopo guerra, lancia comunque un messaggio preciso: Berlusconi è inadeguato al governo del paese e serve un suo passo indietro. Un altolà che la dice lunga sulla voglia dei cattolici di riprendersi la scena politica e, non credendo più al bipolarismo della seconda Repubblica, propongono nuove ricette. Non c'è dietro nessuna Cosa Bianca, nessun partito, assicurano. Ciò che è all'orizzonte è però un Cartello di tutte le associazioni che secondo alcuni dei presenti dovrà fare da «incubatrice» ad un soggetto vero e proprio, mentre secondo altri servirà a fare da lobby incidendo di più nei programmi dei partiti e dei governi. I presenti al seminario hanno incassato di prima mattina la benedizione del cardinal Angelo Bagnasco che ha invitato i laici a impegnarsi in politica in prima persona: anzi, astenersene «è un peccato».

Parole lette come il superamento da parte della Cei dell'era Ruini quando ai laici fu imposto un passo indietro rispetto all'intermediazione diretta delle gerarchie con il governo di turno. Le sessioni del mattino dedicate ai valori e all'economia, con le relazioni di Corrado Passera, l'economista Stefano Zammagni e il rettore della Cattolica Lorenzo Ornaghi, hanno mostrato le risorse umane, intellettuali ed economiche di cui il cartello può potenzialmente disporre. Nel pomeriggio si è entrati nel merito con le sollecitazioni di Giuseppe De Rita, Ferruccio De Bortoli ed Ernesto Galli Della Loggia, che hanno invitato i presenti a chiarirsi innanzitutto tra loro cosa vogliono fare. In una sorta di brainstorming, il cui ognuno ha detto liberamente la sua, sono emerse posizioni diverse, come ha riferito alla fine Luigi Marino, presidente di Confcooperative, ma anche punti comuni. A partire dal fatto che tutti credono nella fine di Berlusconi e del berlusconismo: «si pensava che un uomo solo al comando ci liberasse dai guai - ha sintetizzato Bonanni - invece è la cosa che ci inguaia». E al Cavaliere si chiede un passo indietro a favore di un «governo forte», ha detto Bonanni, sostenuto «dai principali partiti».

La fine del berlusconismo, hanno concordato tutti, implica un ritorno alla partecipazione da parte di tutti i cittadini. Le differenze: c'è stato chi, come il presidente di Mcl, Carlo Costalli, ritiene che si apra lo spazio per un soggetto politico cattolico; anche il portavoce del Forum delle associazioni promotrici, Natale Forlani, vede spazi di un nuovo protagonismo. Tale impostazione potrebbe essere declinata come appoggio al progetto del Ppe italiano che unisca tutti i moderati dall'Udc al nuovo Pdl di Angelino Alfano fino a una parte dei cattolici del Pd; oppure come soggetto che intanto scende in campo autonomamente, ipotesi su cui Ornaghi ha invitato a riflettere. Contrari al progetto Ppe il presidente delle Acli, Andrea Oliviero e diverse grandi associazioni più impegnate sul versante educativo e religioso come Azione Cattolica. Contrario anche Bonanni: le organizzazioni, ha spiegato «sono soggetti sociali e tradirebbero la loro missione se facessero politica direttamente» invece devono promuovere l'impegno dei singoli associati. Per Luigi Marino il Cartello «deve fare comunque da incubatore a qualcos'altro».

La nascita imminente del Cartello è comunque un passaggio notevole come sottolinea Forlani: «Dopo 40 anni finisce la diaspora delle associazioni cattoliche». E comune è la scarsa considerazione degli attuali partiti: «Auspichiamo una loro scomposizione e ricomposizione» ha detto Andrea Oliveiro che con Raffaele Bonanni ha insistito per una riforma elettorale in direzione di un modello proporzionale alla tedesca. Cosa che rispetto al bipolarismo cambierebbe le regole del gioco e aprirebbe scenari diversi. Lo scenario che intanto scaturisce da Todi, però, viene accolto con freddezza e malcelato fastidio dal Pdl. Eugenia Roccella, parla di incontro deludente, Sandro Bondi ha invece invitato la Chiesa a lasciare ai laici il campo della politica limitandosi a occuparsi di fede e chi boccia senza appelli le ricette e richieste del forum: «non meglio precisati governi di tutti e con tutti, volti a mettere tra parentesi le scelte degli elettori - sentenzia il portavoce del Pdl, Capezzone - sanno di vecchia politica. Altro che novità».